Dacia Maraini a Nizza: una voce, una storia, un nuovo ponte tra Italia e Francia
Ottant’anni fa le donne italiane votavano per la prima volta. In Francia era accaduto l’anno precedente. A Nizza, ottant’anni dopo, Dacia Maraini ha raccontato quanto di quella conquista sia ancora da compiere e quanto la cultura possa continuare a costruire ponti tra i due Paesi.
Una sala gremita, un pubblico attento, Dacia Maraini sul palco.
È da qui che prende avvio la storia dell’IFI – Institut Franco-Italien, la neo-nata associazione culturale che vuole fare di Nizza un luogo stabile d’incontro tra la cultura italiana e quella francese.
Il 24 settembre, nella prestigiosa cornice dell’Hotel Boscolo di Nizza, l’evento “Un incontro, una storia, una voce” ha riunito letteratura, memoria, attualità e testimonianze personali, partendo da una ricorrenza comune ai due Paesi: il voto alle donne.
Nel 1946 le italiane furono chiamate per la prima volta alle urne; in Francia il diritto di voto era stato riconosciuto nel 1944 e esercitato per la prima volta nel 1945.
Sono passati decenni, ma la piena emancipazione resta un percorso incompiuto. Lo ha ricordato Dacia Maraini, in un dialogo condotto da Andrea De Petris, attraverso la letteratura, la memoria e le esperienze di una vita.
Una delle voci più autorevoli della cultura italiana contemporanea, tradotta in 27 lingue, Maraini ha affrontato alcuni dei temi centrali della sua produzione e del suo pensiero, anche attraverso “Scritture segrete” e “Diario degli anni difficili”.
Prima del dialogo, la serata ha affidato alla memoria le sue prime immagini, con un estratto di “Haiku sull’albero del prugno”, il documentario della nipote Mujah Maraini-Melehi sulla drammatica esperienza della famiglia Maraini, internata in un campo di prigionia in Giappone durante la Seconda guerra mondiale.
Una memoria privata diventata memoria collettiva. Da qui il confronto con il presente: la conquista dei diritti, la condizione femminile, la violenza contro le donne, i femminicidi e la responsabilità delle nuove generazioni.
Perché celebrare una conquista significa anche chiedersi quanto resti ancora da fare.
Il dialogo si è poi spostato sulla testimonianza di due donne che hanno trovato in Francia terreno fertile per realizzarsi.
Sono state Patrizia Pacini Volpe, sociologa impegnata nel sistema carcerario francese, e Martina Mulas, giovane artista poliedrica.
Due donne, due generazioni, due percorsi diversi, accomunati da una vita costruita in Francia. Le loro parole hanno mostrato come il rapporto tra Italia e Francia sia fatto soprattutto di persone, relazioni, contaminazioni e nuove identità.
È questa la visione dell’IFI – Institut Franco-Italien, presieduto da Roberto Boscolo e nato per creare uno spazio stabile d’incontro tra personalità della cultura, dell’arte e della società civile dei due Paesi.
Tra i fondatori Agostino Pesce, Direttore Generale della Camera di Commercio Italiana di Nizza, Sophia Antipolis, Côte d’Azur, Giacomo Rinaudo, Segretario Generale dell’IFI, e Andrea De Petris, Tesoriere e ideatore e moderatore dell’incontro, Antonio Ballone, Eric Cavargini e Nicola Caprioni.
La Camera di Commercio Italiana ed il Gruppo Boscolo hanno sostenuto l’IFI fin dalla sua nascita, riconoscendo nella cultura un naturale completamento delle relazioni economiche, turistiche e istituzionali tra Italia e Francia.
E forse non poteva esserci inaugurazione migliore.
Perché Dacia Maraini ha portato in Francia qualcosa che va oltre la letteratura: la capacità di trasformare la memoria in riflessione, la riflessione in dialogo e il dialogo in responsabilità.
La serata si è chiusa con una sala ancora piena e con la sensazione che non si fosse semplicemente assistito a un incontro con una grande scrittrice. Si era aperta una porta: tra due Paesi, tra generazioni, esperienze e culture.
Da una parte Dacia Maraini e una storia lunga novant’anni. Dall’altra una nuova associazione pronta a raccoglierla, discuterla e proiettarla nel futuro.
È questo il senso dell’IFI che, a Nizza, sta prendendo forma.
À la prochaine…
