PMI italiane e mercato francese: numeri, ostacoli e opportunità al centro del seminario della Camera di Commercio Italiana di Nizza presso CNA La Spezia

Lunedì 23 marzo, presso la CNA della Spezia, la Camera di Commercio Italiana di Nizza, rappresentata dal dott. Davide Borghesi, ha promosso un seminario dedicato alle imprese liguri interessate a svilupparsi sul mercato francese. Non un incontro generico sull’internazionalizzazione, ma un momento operativo pensato per chiarire una realtà spesso sottovalutata: la Francia è un mercato vicino, ma non per questo semplice.

Il punto di partenza è netto: per le PMI italiane la Francia non è un mercato secondario, bensì uno sbocco strutturale. Nel 2024 si è confermata il secondo partner commerciale dell’Italia, con un interscambio di circa 106 miliardi di euro; le esportazioni italiane verso la Francia hanno raggiunto 61,7 miliardi, con un avanzo commerciale superiore a 17,6 miliardi di euro. Nei primi nove mesi del 2025, l’interscambio tra i due Paesi si è attestato a quasi 84 miliardi di euro, con un saldo ancora fortemente positivo per l’Italia.

In questo quadro, la Costa Azzurra e il dipartimento delle Alpes-Maritimes rappresentano molto più di una semplice area di prossimità geografica. Si tratta di un territorio con oltre 50.000 stabilimenti attivi, concentrati soprattutto nel commercio, nei trasporti e nei servizi, e caratterizzato da una forte presenza di piccole strutture: quasi tre quarti degli stabilimenti hanno da 1 a 9 dipendenti. È quindi un ecosistema che parla la lingua delle PMI, ma che richiede posizionamento chiaro, reattività commerciale e capacità di adattamento.

A rendere l’area ancora più interessante è la domanda locale. Nel 2025 la destinazione Côte d’Azur ha superato i 12 milioni di turisti, l’aeroporto di Nizza ha accolto 15,23 milioni di passeggeri commerciali e le notti trascorse in hotel e residenze hanno sfiorato i 13 milioni, con un’occupazione alberghiera annua vicina al 66%. Tradotto per le imprese: esiste una domanda costante e di qualità nei comparti dell’ospitalità, dell’agroalimentare, dell’arredo, della fornitura per hotel e ristorazione, del benessere, dei servizi premium e di tutte le attività collegate alla filiera turistica.

Ma la vera occasione non è solo turistica. Sophia Antipolis, cuore tecnologico del territorio, ospita circa 2.500 imprese, quasi 38.000 addetti, 4.500 ricercatori e 5.000 studenti, con filiere forti in intelligenza artificiale, cybersicurezza, traveltech, fintech, salute e mobilità intelligente. Per molte PMI italiane questo apre uno spazio che va oltre l’export tradizionale: servizi digitali, subfornitura qualificata, consulenza tecnica, design applicato, innovazione per turismo e commercio possono trovare in quest’area un mercato molto più dinamico di quanto si immagini.

Durante il seminario si è lavorato anche sul lato meno visibile ma decisivo dell’accesso al mercato: quello normativo. Per operare in Francia non basta avere un buon prodotto. Occorre conoscere regole, tempi e formalità. Sul fronte del distacco dei lavoratori, ad esempio, la dichiarazione preventiva deve essere effettuata prima dell’inizio della prestazione tramite il portale SIPSI. Sul piano amministrativo, la riforma della fatturazione elettronica entrerà progressivamente a regime: dal 1° settembre 2026 tutte le imprese dovranno essere in grado di ricevere fatture elettroniche, mentre per microimprese e PMI l’obbligo di emissione scatterà entro il 1° settembre 2027. Nel settore edilizio, inoltre, resta centrale l’obbligo di assicurazione decennale, la cui attestazione deve figurare nei preventivi e nelle fatture.

È proprio qui che si gioca la differenza tra curiosità verso il mercato francese e vera capacità di ingresso. Oggi la regione PACA mostra un andamento selettivo: crescono industria, hôtellerie-restauration e terziario, mentre costruzione e immobiliare restano in sofferenza, pur con primi segnali di ripresa nelle autorizzazioni e nei cantieri avviati. Per le aziende italiane questo significa una cosa molto concreta: le opportunità esistono, ma non in modo uniforme. Funzionano meglio le proposte agganciate a bisogni reali del territorio — ospitalità, ristrutturazione qualitativa, manutenzione, efficienza, servizi alle imprese, filiere premium — rispetto a un approccio indistinto e puramente commerciale.

Il seminario della Camera di Commercio Italiana di Nizza ha avuto proprio questo merito: spostare il discorso dalla teoria dell’internazionalizzazione alla pratica del mercato. Per le PMI liguri, la Francia non è soltanto un Paese vicino. È un mercato ad alto potenziale, ma anche ad alta esigenza, dove preparazione tecnica, affidabilità operativa e conoscenza del contesto fanno la differenza tra un tentativo estemporaneo e un vero percorso di crescita.

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