La mappa delle business school in Europa: la leadership francese, la risposta italiana
La classifica europea 2025 delle business school pubblicata dal Financial Times conferma una tendenza ormai strutturale: la Francia domina ampiamente la formazione manageriale in Europa, mentre l’Italia resta trainata da un grande polo d’eccellenza, SDA Bocconi, affiancato da una seconda linea ancora in fase di consolidamento.
La presenza di cinque scuole francesi nella Top 10 — INSEAD, HEC Paris, ESCP Business School, ESSEC Business School ed EDHEC Business School — non rappresenta un successo isolato, ma il risultato di un vero effetto di sistema. La Francia dispone di un ecosistema denso, selettivo, internazionalizzato e fortemente connesso al mondo delle imprese. Al contrario, l’Italia presenta una configurazione più polarizzata: SDA Bocconi si mantiene tra le migliori istituzioni europee, mentre Polimi Graduate School of Management, Luiss Business School e Bologna Business School avanzano, ma senza aver ancora raggiunto la massa critica né la visibilità globale del cluster francese.
Il divario si spiega in larga parte con la logica stessa della classifica del Financial Times, che valorizza la progressione di carriera dei diplomati, i livelli retributivi, l’internazionalizzazione, la qualità del corpo docente, la forza delle reti alumni, le relazioni corporate e la profondità dell’executive education. Su questi criteri, le grandi scuole francesi beneficiano di un vantaggio strutturale: coprono l’intera catena del valore, dal Master in Management ai MBA, EMBA, programmi executive aperti e percorsi su misura per le imprese. Questa capacità di accompagnare i manager lungo tutto l’arco della carriera consente loro di consolidare relazioni durature con i grandi gruppi, attirare talenti internazionali e accumulare performance su più segmenti della classifica.
L’Italia, invece, dispone di un’eccellenza riconosciuta, ma meno sistemica. SDA Bocconi gioca pienamente nella categoria delle grandi scuole mondiali. Polimi capitalizza sull’ibridazione tra ingegneria, tecnologia e management. Luiss rafforza il proprio profilo sui temi dell’economia, della governance e delle politiche pubbliche. Bologna Business School si appoggia a un forte radicamento nel tessuto imprenditoriale emiliano e nella manifattura avanzata. Tuttavia, queste traiettorie restano ancora troppo frammentate per formare un blocco nazionale comparabile a quello francese.
La superiorità francese poggia anche su un’internazionalizzazione più profonda: campus in più Paesi, programmi in inglese, corpo docente internazionale, alleanze accademiche globali, partnership strutturate con le imprese ed elevata capacità di investimento. Le principali scuole francesi hanno saputo costruire marchi premium, capaci di attrarre studenti, dirigenti, finanziamenti privati e partner corporate. In Italia, nonostante progressi reali, i volumi, la visibilità internazionale e le risorse restano complessivamente inferiori, con l’eccezione di Bocconi.
La vera sfida italiana, quindi, non è dimostrare che una scuola possa competere con le migliori istituzioni europee: SDA Bocconi lo fa già. La sfida è trasformare una serie di successi individuali in un vero sistema nazionale di formazione manageriale. Per riuscirci, l’Italia deve rafforzare la propria seconda linea, portare stabilmente Polimi, Luiss e Bologna Business School più in alto nella classifica europea, sviluppare maggiormente l’executive education, investire nella ricerca applicata e strutturare partnership più forti con le imprese.
Il Paese dispone tuttavia di asset distintivi considerevoli: moda, design, agroalimentare, turismo, cultura, lusso, meccanica, manifattura avanzata e innovazione industriale. Questi settori potrebbero diventare laboratori manageriali unici al mondo, a condizione di essere integrati in piattaforme formative visibili, internazionali e coordinate. L’Italia non ha bisogno di copiare il modello francese, ma di costruire un “sistema Italia” leggibile, capace di trasformare le proprie eccellenze economiche e culturali in un vantaggio competitivo accademico.
La dominazione francese non è quindi un destino irreversibile. È il risultato di una strategia lunga, coerente e collettiva. Per ridurre il divario, l’Italia dovrà uscire da una logica centrata su una sola grande istituzione e costruire un ecosistema più denso, più internazionale e più aggressivo sul mercato mondiale della formazione manageriale. Solo a questa condizione potrà passare da un posizionamento di nicchia a un ruolo sistemico nella geografia europea delle business school.
