« Una nuova tassa aerea non sarebbe sostenibile », avverte EasyJet.
Articolo scritto da Laurence Bottero su La Tribune. Pubblicato il 06/10/2025.
La compagnia, che rivendica di essere la prima compagnia regionale francese e il leader low-cost europeo sul corto raggio, non nasconde la propria preoccupazione di fronte a una possibile nuova tassazione, irritandosi anche per il controllo del traffico aereo francese. Questo mentre continua a rafforzare la propria rete territoriale.
Easyjet non desidera un nuovo aumento della tassa sui biglietti aerei, afferma il suo direttore generale aggiunto per la Francia, Reginald Otten. L’anno 2025 ha un sapore particolare per Easyjet. La compagnia low-cost festeggia infatti i suoi trent’anni e quasi altrettanti di presenza sul suolo francese, un anniversario che celebrerà nel 2026. La filosofia iniziale, «rendere facile il viaggio low-cost», è tuttora valida, sottolinea Reginald Otten, direttore generale aggiunto per la Francia, «con un chiaro orientamento al cliente, un’operatività efficiente, prezzi accessibili e, soprattutto, una rete che ci colloca nella maggior parte dei Paesi europei, dove serviamo le città principali: una strategia molto chiara che continuiamo a portare avanti».
Collegare i territori
Una filosofia replicata in Francia, dove Easyjet rivendica di essere la seconda compagnia, con un traffico che nel 2025, pari a 22 milioni di passeggeri trasportati, ritrova il livello precedente alla crisi sanitaria. «La nostra flotta è qui per collegare i territori, sia per i viaggi d’affari, sia per il turismo o per le visite a parenti e amici (VFR)». Pur avendo chiuso la sua base a Tolosa – «ma non abbiamo lasciato l’aeroporto, dove registriamo 1,3 milioni di passeggeri l’anno», precisa Reginald Otten – la compagnia è molto ben posizionata a Nizza, dove è la prima compagnia con il 31,7% di quota di mercato, e ha consolidato le basi di Bordeaux, Nantes e Parigi, sviluppando quelle di Rennes e Strasburgo, divenendo così la prima compagnia regionale francese, ricorda ancora il direttore generale aggiunto per la Francia.
Una strategia domestica che «ci soddisfa sia per posizionamento, sia per dimensioni e offerta. Siamo dove dobbiamo essere», indica Reginald Otten, ricordando il ruolo che la compagnia svolge nella capacità di far arrivare viaggiatori dagli altri Paesi europei, soprattutto «su alcune destinazioni come la Costa Azzurra, dipendenti dal traffico in entrata». Otten menziona anche l’ottima tenuta del business travel, «molto presente, molto redditizio», il che è «positivo per noi come per i territori», con le PMI, sottolinea il direttore generale aggiunto per la Francia, alla ricerca «di tariffe attrattive e accessibili».
Rafforzare i collegamenti con l’Italia
Se Easyjet si spinge ormai un po’ più lontano, sul bacino mediterraneo e nel Vicino Oriente, in particolare con l’Egitto, nuovo Paese collegato dalla rete operata dalla Francia – Nizza-Hurghada sarà lanciato a fine ottobre –, con l’Italia è in corso una riflessione bilaterale, anche con la Camera di Commercio Italiana. Quest’ultima incoraggia la compagnia britannica ad avventurarsi verso territori italiani ancora poco o mal serviti. È il caso della Nizza-Lamezia Terme (Calabria), operativa da giugno a fine agosto, che potrebbe essere potenziata se la rotta dimostrerà la sua pertinenza.
«L’Italia svolge un ruolo chiave, è un mercato importante per noi, che rappresenta mezzo milione di passeggeri l’anno tra l’Italia e la Costa Azzurra. Roma e Napoli sono destinazioni principali, altre come Olbia, Bari o Venezia sono un po’ più regionali». Soprattutto, l’aeroporto Nice Côte d’Azur è molto utilizzato dagli abitanti della Liguria ed Easyjet punta a «attrarre più transfrontalieri che non conoscono Nizza come possibile loro aeroporto, mentre Genova non è uno scalo significativo».
L’uscita di Air France da Paris-Orly ha in parte destabilizzato gli habitué, soprattutto quelli della navetta. Un’opportunità che Easyjet intende cogliere? «Siamo presenti, ci conoscono. Saremo all’appuntamento», indica sobriamente Reginald Otten.
Una tassa aerea che fa male
Se tutto sembra procedere per il meglio, la compagnia britannica non nasconde però alcuni motivi di contrarietà. Tra questi, il controllo del traffico aereo francese, «complicato», che è causa della metà dei ritardi registrati. «Da tre anni constatiamo problemi. Bisogna che finisca», auspica Reginald Otten, che ripone molte aspettative nel nuovo direttore della DGAC.
L’altro tema riguarda i costi, che «in Francia sono tra i più elevati d’Europa. Il costo aeroportuale in Francia è molto importante, abbiamo subito aumenti in questi ultimi anni. Ma occorre prudenza. Non è sempre nell’interesse della strategia del territorio, né della compagnia, né dell’aeroporto», sottolinea Otten. Piuttosto critico anche verso la tassa di solidarietà sui biglietti aerei, introdotta lo scorso marzo. «Certo, faceva parte di un processo politico, ma siamo stati colti di sorpresa, senza studio d’impatto né discussione, senza porsi la questione della conseguenza per il cliente, il tutto in un contesto inflazionistico teso. Guadagnare nell’aereo è complicato, i margini sono deboli, questa tassa fa male. Ed è un’aberrazione: si basa su pretesti ecologici ma il gettito non viene reinvestito nella componente ambientale come era stato annunciato». Easyjet si dice piuttosto preoccupata per la stagione invernale, per definizione più debole di quella estiva. E il direttore generale aggiunto per la Francia chiede «di smetterla di prendere di mira il trasporto aereo», ricordando che ciò comporta conseguenze per tutto l’ecosistema, dall’hôtellerie alla ristorazione. «Speriamo che nel nuovo piano di bilancio non ci sia una nuova tassa. Non passerebbe».
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